Psicologo L'Aquila, Gardelli,

 


Psicologo L'Aquila - Pescara

 

Fabio Gardelli



Psicologo Clinico e Formatore

Esperto in Programmazione Neurolinguistica Terapeutica Bio-Etica,

Ipnosi Ericksoniana, Ipnosi del Dolore, Iponosi Simbolica e Training Autogeno. 

 

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AMORE,

SEPARAZIONE E PERDITA

È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama” – Fëdor Dostoevskij


Dostoevskij ha individuato lo spazio della mancanza nelle circostanze in cui avviene la separazione fra due persone. Due atomi che prima erano una molecola indistinta, vengono separati e in quell'istante si formano due entità isolate entrambe portatrici di una mancanza energetica, l’uno carico negativamente e l’altro positivamente in una certa misura. Per raggiungere un nuovo equilibrio dovranno trovare un inesplorato legame al fine di raggiungere una rinnovata stabilità, possibilmente più costante e duratura della precedente.


Gli esseri umani nascono, crescono e formano legami fra loro. Formare legami sociali che siano essi di amicizia o di amore è una condizione esistenziale e fisiologica dei mammiferi. A partire dalla fisiologia che ci contraddistingue da quando siamo embrioni, la nostra crescita cellulare e sinaptica è diretta verso la prosocialità. Già nella vita intrauterina tutti i nostri sensi sono predisposti a cogliere specificatamente i segnali sociali con vasta preferenza rispetto a quelli non sociali: siamo programmati per stabilire legami e formare gruppi, coppie e relazioni.


Studi neuro scientifici, come quelli dell’equipe di Rizzolatti e collaboratori,[1] hanno portato alla luce una scoperta interessante inerente alcuni neuroni che svolgono una doppia funzione, ovvero sia sensoriale che motoria. Si crede infatti siano fortemente implicati nel comportamento sociale e in quella capacità chiamata empatia. I neuroni specchio sarebbero neuroni che ci permettono, secondo tali studi, di apprendere e imitare comportamenti sociali di altri esseri viventi in particolare conspecifici. Questa base neurale avvalora la specificità neuronale volta allo stabilire legami e al necessitare di vicinanza ad altri esseri viventi simili a noi.


L’amore è la più alta forma di legame che l’uomo abbia saputo descrivere, in questo sentimento sono condensate tutte le emozioni sia positive che negative. Pensare al concetto di amore porta ad essere o troppo sintetici oppure talmente esaustivi da comprendere tutto lo scibile umano. Hanno provato inutilmente a definire cos’è l’amore centinaia di psicologi e studiosi, in questa sfida alla fine si sono arresi tutti. Si può parlare di amore, ma non lo si può imbrigliare in definizioni. L’unico modo per capire meglio come funziona è attraverso la sua perdita, quindi in senso negativo e attraverso fenomeni secondari, cioè quelli che le neuroscienze studiano come modificazioni fisiologiche.


Quando si parla di amore il terreno diventa sempre più paludoso ad ogni passo, rischiando di perdersi in inutili dissertazioni filosofiche o sentieri che pianificano ogni possibile variabile. Ma una cosa importante da comprendere è quando non è amore…

Qual è uno dei possibili modi per capire se amiamo il nostro partner?


Innanzi tutto occorre fare una importante distinzione fra innamoramento, amore e semplice compagnia…

L’innamoramento[2] è quella fase di decollo della coppia, ha una durata che può durare dai 6 ai 36 mesi, si può descrivere da tre punti di vista: ormonale che si contraddistingue da alti livelli di ormoni legati al piacere e all’attaccamento come l’ossitocina e gli oppioidi endogeni, psicologico che definisce il fenomeno dell’idealizzazione del partner e comportamentale dato da un attaccamento molto forte manifestato attraverso manifestazioni di evidente vicinanza fisica.


L’amore, per non cadere nella trappola della definizione, lo definiremo per ora come “tertium non datur”, infatti è una terza soluzione non data alla comprensione logica. Piuttosto forse lo si può comprendere attraverso una prospettiva analogica e irrazionale, qui sfioriamo il terreno secondo Freud Inconscio, in cui non vi è permanenza e definizione di spazio e tempo. Jung parlava di simbolico, cioè qualcosa che mette insieme due entità prima distinte. Tutto ciò che è simbolico, come l’amore non può essere definito precisamente né in modo astratto né in modo concreto: quell’istante fra il sole e la luna in cui per un solo momento si affacciano l’un l’altro fra il tramonto e l’alba. Soltanto attraverso immagini metaforiche, quindi simboliche, si può iniziare ad intuire questo terreno impervio alla logica. In questo discorso l’amore può essere inteso come ciò che unisce, mette insieme, l’istinto dal basso ventre al pensiero della testa riunendo in sé l’errore di Cartesiana memoria fra il corpo e la mente: nel cuore, come simbolo metaforico, si condensa l’essenza stessa dell’amore e nello stesso tempo del soffio vitale che è la vita stessa.


Nella semplice compagnia appaiono evidenti le manifestazioni puerili degli uomini che scelgono di chiamare amore ciò che invece è una coperta sopra la solitudine, la noia, la povertà e un esistenza negata. Con compagnie si passano isolati momenti di goliardia e gioia momentanea, in cui si sceglie di vivere con superficialità e leggerezza attimi nel paese dei balocchi. Condividere un intera vita nella sola compagnia può diventare un esistenza molto difficile da sopportare.


Cosa avviene nel momento della separazione? Indipendentemente se sia stato amore con la “A” maiuscola, ipotizzando che esista razionalmente, quello che avviene vale per la maggior parte delle persone. Quando ci si separa da una persona, con cui si ha condiviso molto della propria vita, la reazione più comune è la mancanza. La domanda che sorge spontanea è: cosa ci manca della persona persa, l’idea che avevamo della persona oppure la persona stessa?


Adesso ricorriamo al concetto di innamoramento cui abbiamo fatto tesoro in questo testo. Una delle principali ragioni per cui ci innamoriamo è perché costruiamo un immagine della persona idealizzata, cioè un immagine del partner ideale secondo quello che pensiamo sia per noi in quel momento, costruiamo una visione irrealistica di come vorremo fosse e non come realmente è il nostro partner. Non apprezziamo qualcuno in quanto individuo, ma in base a ciò che pensiamo di lui in un dato momento. Quanto appena detto potrà essere utile a coloro i quali vogliano rivalutare la mancanza che provano qualora un rapporto cessi di esistere, infatti molto spesso a mancare non è l’individuo in sé, ma come ci sentivamo con lui, ci manca la persona che abbiamo costruito. Raramente in un rapporto di coppia si passa del tempo a comprendere che errori si è fatto e soprattutto quasi nessuno si preoccupa di capire se quella persona realmente esiste oppure o solo un parto delle nostre proiezioni.


Quando una relazione finisce, una delle prime cose che facciamo è interpretare i ricordi, non ricordiamo ma interpretiamo e costruiamo ricordi diversi da ciò che abbiamo vissuto realmente; modifichiamo i ricordi già nel momento esatto in cui li focalizziamo e li selezioniamo accuratamente per soddisfare i nostri bisogni del momento. Molto spesso questi ricordi li idealizziamo.


Ci piace forse concentrarci sul modo in cui qualcuno ci ha fatto sentire piuttosto che sul modo in cui lui o lei ha agito e ci ha trattato. In questo modo, ci concentriamo su quelle forti emozioni piacevoli e permettiamo loro di offuscare tutta la nostra memoria. E in questo delirio di abbandono proviamo forti emozioni negative di perdita come tristezza, disperazione, sensazioni di disgregamento, gelosia, rabbia e una moltitudine di tempeste emozionali. A volte abbiamo tutte le ragioni di perdere qualcuno. Purtroppo, è altrettanto probabile che sia vero il contrario.


A volte non ci manca la persona, ma l’idea che ci siamo fatti di lei. Questa persona ti ha trattato male, ma riesci a ricordare solo i momenti belli. Ti manca avere qualcuno nella tua vita, è comprensibile. A nessuno piace essere solo. Certo a tutti piace essere soli di tanto in tanto, ma solo di tanto in tanto. La vergogna è un sentimento spesso nocivo e poco utile, forse solo in un caso può essere utile al cambiamento e a portarci verso una nuova direzione. Nel momento in cui sentiamo la mancanza di persone che ci hanno trattato male, ci hanno fatto sentire soffocati o semplicemente sottovalutati dovremo provare un po’ di vergogna verso noi stessi. Queste persone possono essere stati incredibilmente piacevoli nelle occasioni speciali, ma la vita non è piena di occasioni speciali.


Le persone che hanno fatto parte del nostro passato ci mancano quando ci sentiamo soli e tristi. Tutti guardiamo nella nostra storia alla ricerca di qualcuno a cui appoggiarsi quando abbiamo bisogno, ma non abbiamo nessuno a cui rivolgerci. Questo evidentemente non è amore. Quando la vita è difficile, non vogliamo mai essere soli perché avere qualcuno renderebbe le cose più facili. Questo non è vero amore, ammesso che esista il vero amore con la “A” maiuscola. E’ la solitudine che dà spazio alla nostra immaginazione e ci porta ad interpretare i ricordi anziché la realtà stessa che stiamo vivendo.


Se guardi la tua vita e ti senti felice e la prima cosa che viene in mente è: “Se solo lei (o lui) fosse qui per condividere tutto questo con me …”, allora c’è una motivazione valida: ami questa persona. Se quando pensi alla persona che hai perso non ricordi soltanto i momenti felici ma anche i momenti che hanno fatto sì che vi lasciaste, i momenti di dolore e sofferenza allora forse, dico forse abbiamo una visione della realtà del presente e forse è amore. In rare occasioni anziché pensare al nostro dolore di perdita, il nostro principale pensiero di tristezza è rivolto al benessere della persona persa; in questi casi è possibile che mettiamo davanti al nostro istinto di sopravvivenza l’altro, anziché noi stessi e il nostro dolore, ebbene in questi rarissimi casi potrebbe essere amore. A volte nella lontananza capita di riflettere non tanto sulla persona che si pensava di amare, quanto più a se stessi e agli errori fatti; in queste occasioni si pensa ai vari se avessi o se non avessi. Queste sono grandi occasioni di crescita e cambiamento che magari possono portarci a ri-trovare senza alcuna aspettativa la persona persa in un futuro inaspettato e non atteso.


Non senti la mancanza della persona con cui stavi, ma senti la mancanza della persona che eri quando stavi con lui/lei. Quando ricordiamo le persone con cui siamo stati, le esperienze che abbiamo fatto insieme, i sentimenti che abbiamo provato, i ricordi che abbiamo creato … non stiamo tanto pensando alla persona con cui stavamo, ma piuttosto alla persona che eravamo quando stavamo con lui/lei.


Le persone sono molto egocentriche. E’ la nostra natura. Non dovrebbe essere evitata, ma dovrebbe essere abbracciata, compresa ed anche un po’ meglio controllata. Noi non ricordiamo la persona che una volta abbiamo amato, perché non è possibile. Non interagiamo mai direttamente con le persone; interagiamo con l’interpretazione che ne diamo. E le nostre interpretazioni sono molto malleabili. Le ripeschiamo e apportiamo modifiche. Le persone sono capaci di amare lo stesso individuo per sempre. Siamo in grado di sentire la sua mancanza e di comprendere ciò che siamo riusciti a perdere. Eppure, raramente, molto raramente è questa la verità.


Da tutto questo si è capito che è molto più facile non amare anziché amare veramente, chissà se veramente esiste questa chimera chiamata Amore? Sembrano molte più le trappole insite nell’amare che le possibilità dell’amore stesso. A cosa scegliamo di credere? Possiamo credere come pensano alcuni che l’amore non è altro che un breve percorso che si intraprende con una persona, un percorso di crescita e individuazione personale. Incontriamo una persona ci innamoriamo, crediamo sia amore e invece è un gioco di proiezioni in cui la nostra psiche utilizza l’altro per capire se stessa, cioè per crescere ed evolversi attraverso tentativi ed errori. Una volta esaurito lo scambio con la persona “amata” il rapporto cessa di esistere e la psiche affamata resta in attesa di un nuovo ciclo, di un nuovo percorso di crescita.


Possiamo scegliere di credere a queste teorie di Junghiana memoria, valide in molti casi e in molti rapporti. L'intezione spesso è la via che crea quello che la mente vuole, non importa a volte, nemmeno sapere cosa sia reale e cosa non lo sia. Quindi possiamo continuare a credere ai nostri desideri, che non sono fatti di Babbi Natale e Befane che volano in cerca dei bambini buoni e cattivi, bensì sono fatti della materia di cui è fatto l’universo: di sogni da realizzare. Anche perché i sogni rimangono immagini del sonno se non vengono realizzati, invece realizzare ciò che chiamiamo sogno ci permette di dar luogo e vita al Simbolo stesso che mette insieme il giorno e la notte, il sogno e la realtà e due persone che si amano oltre il cielo e la terra.


Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati



Dott. Fabio Gardelli



[1] Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia, “So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio”, 2015, Raffaello Cortina Editore.

[2] Jannini Emanuele, “La scienza dell’amore”, 2000, Baldini & Castoldi.

 

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